chi pecora si fa il lupo se lo mangia

Come si fa a mangiarsi il mondo?

E lei sarebbe?

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quasi mai lupo

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mercoledì, 23 aprile 2008
the earth day after

Ieri è stato tastato il polso al nostro pianeta, sembra abbia la febbre. Ma questo lo sapevamo: le estati sono più calde, il clima volge al tropicale, i ghiacciai si ritirano, la desertificazione avanza e bla bla bla.
Colpa dell’uomo, dicono alcuni; normale evoluzione delle ere, dicono altri. Entrambe le cose, dicono quelli che un colpo al cerchio e uno alla botte.
Accanto all’infinitamente grande delle valutazioni geologiche, climatiche e sociologiche trova posto l’infinitamente piccolo della nostra pattumiera.
Troppo piena, troppo indifferenziata, troppo inquinante. Bisogna renderla più snella.
Questi i miei propositi per il bidone del rusco (serve minimo un metro quadrato di spazio disponibile per i contenitori):

1) Plastica: basta bottiglie d’acqua accartocciate, in famiglia ci siamo dotati di una
brocca filtrante  e berremo acqua di rubinetto. Viene sottoposta a 200 controlli contro i 70 delle acque imbottigliate; è più fresca perché corrente e non stoccata nella plastica magari al sole o conservata in posti poco igienici; non ci faremo più venire le ernie trasportando casse d’acqua al 2° piano senza ascensore. Resta l’incognita delle tubature condominiali, che potrebbero rilasciare metalli pesanti, ma confidiamo nel filtro della caraffa. Quel poco di plastica che resta, sacchetti rotti o vaschette degli alimenti, verrà diligentemente convogliata nell’apposito rusco-contenitore.
2) Carta: poco da modificare, siamo già bravini. Potremmo migliorare scegliendo prodotti senza imballaggio o con packaging ridotto all’osso, ma è un passo lungo, ad alcuni prodotti siamo affezionati e non vorremmo diventare integralisti.
3) Vetro: poco da modificare, la metà viene riciclato da noi stessi sottoforma di barattoli per conserve o bottiglie per imbottigliare in casa il lambrusco comprato sfuso, l’altra metà ha il suo contenitore preferenziale.
4) Olio: molto da modificare! Finora ho fatto quello che non si doveva, ossia svuotare le padelle nel cesso o nel lavandino, ma il proposito è quello di dotarmi di una tanica e svuotarci dentro gli oli usati e poi portarla quando è piena dal benzinaio o altro posto che si occupi dello smaltimento. L’idea che un litro del mio olio scaricato malamente inquini tratti di mare sconfinati mi agghiaccia.
5) Umido: il mio tallone d’Achille. Avevo iniziato a farlo, ma richiede costanza e dedizione, non puoi dimenticare il sacchetto nemmeno per un giorno senza rischiare di trovarci i vermazzi. Il sacchetto biodegradabile sgocciola per le scale e sulle scarpe e con la bimba piccola in braccio non riesco a fare troppe acrobazie. Ammetto di buttare l’umido nell’indifferenziato. Ma ci riuscirò, oh, se ci riuscirò!
6) Indifferenziato: qui ci sarebbe da lavorare parecchio… soprattutto sotto la voce pannolini e assorbenti. Se andiamo a calcolare le quantità di pannolini e assorbenti che mamme e bambini buttano via ogni anno raggiungiamo vette himalayane… Esistono i pannolini lavabili, che non sono altro che i vecchi ciripà usati dalle nostre nonne, ma sono un po’ scettica sulla sostenibilità di ‘sti cosi, alla fine vanno lavati ad alte temperature per sterilizzarli e non so se il gioco valga la candela. Invece gli assorbenti delle mamme potrebbero essere vantaggiosamente sostituiti dalla
coppetta mestruale, all’inizio sembra uno strumento di tortura, ma una volta acquisita la pratica dovrebbe essere di una comodità (e risparmio e sostenibilità) unica.

Mi fanno invece un po’ sorridere le raccomandazioni per risparmiare acqua ed energia nelle nostre case.


Chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti: ogni siciliano soggetto al razionamento dell’acqua lo fa automaticamente, io lo faccio automaticamente, ma il 70% dell’acqua degli acquedotti siciliani viene dispersa dalla cattiva qualità delle condutture. E allora? Come la mettiamo? Giova veramente il litro d’acqua che risparmio io chiudendo i rubinetti mentre schiumo come un cane rabbioso?
Mettere volumi ingombranti nello sciacquone. Questa sembra assurda ma funziona. A casa dei miei c'è una cassetta del water enorme, ogni volta che si tira l’acqua sembra Niagara Falls, allora ci ho cacciato dentro due bottiglie piene d’acqua, riducendo di tre litri il riempimento. E circa trenta litri al giorno li abbiamo risparmiati.
Usare la lavastoviglie: non ci credo. Non ci posso credere che l’uso della lavastoviglie faccia risparmiare acqua rispetto al lavaggio a mano dei piatti. Tempo sì, ma acqua no. Almeno nella maggior parte dei casi in cui si lavano i piatti immergendoli nel lavandino pieno di acqua e sapone e poi risciacquandoli sotto l’acqua corrente. Forse se si lavano e sciacquano sotto il getto si consuma di più, ma lo vedo fare raramente.
Non lasciare gli elettrodomestici in stand-by. Sembra che quelle piccole lucine ci facciano spendere 30€ di elettricità all’anno. Vabbè, spegnamole, ma quando passo davanti a un negozio di lampadari tutti accesi anche in orario di chiusura, sono autorizzata a incazzarmi?
Usare detersivi ecologici. Ci sono quelli industriali e quelli casalinghi. Le lavatrici possono essere fatte con pochi gusci di noci del sapone chiuse in un sacchetto di stoffa, riutilizzabili per tre o quattro lavaggi. In lavastoviglie si può evitare il brillantante che oltre ad essere inquinante è tossico anche per la salute; e provare a fare il detersivo in casa, preparando una pappoccia di limoni, sale, acqua e aceto e versandola a cucchiaiate nella vaschetta del detersivo.

Insomma qualcosa si può fare, serve a noi e ai nostri figli ma soprattutto alle nostre coscienze, proprio di questi tempi che la componente verde è diventata extraparlamentare.
Questo elenco è in fase di aggiornamento, si accettano suggerimenti e indicazioni su prodotti e comportamenti da adottare nelle nostre case, ben consapevoli che si tratti di una goccia in mezzo al mare.

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angolo del naturalista

giovedì, 03 aprile 2008
yaaawn

L’ora legale mi uccide, fisicamente, psicologicamente e neuronalmente. Ho un sonno che mi sembra di avere due saracinesche da tener su, mica due palbebre.
Questo è l’orario peggiore della giornata (le quattro del pomeriggio), dopo pranzo, in ufficio a sfrucugliare armature di travi e quote di pilastri; silenzio assoluto perché il capo non approva la radio chè qui si lavora e non si fanno i giochi.
Mi fanno compagnia i ronzii dei pc e delle stampanti, la testa ciondola, lo sbadiglio si fa prepotente, e molto probabilmente il pilastro è sbagliato.
Per svegliarmi e ridare tono alle mie sinapsi ho pensato che mi ci voleva una scrollata al cervello e sono andata cercare un sito con esercizi tipo calcolo del q.i. dove si richiedeva di completare con la lettera giusta la sequenza: A, D, G, J, …
Ma quando mai l’ho saputo, io, in che stramaledetto punto dell’alfabeto vanno messe le lettere J, K, W e X? Il mio è un limitatissimo alfabeto di 21 lettere con la g di gatto e la m di mamma, che ne so di quella roba esotica io? 
Pazienza, vorrà dire che crollerà il palazzo, darò la colpa all’ora legale e alla primavera. Però domani mi porto il termos con il caffè.

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cattivitĂ 

lunedì, 31 marzo 2008
internèt

In marzo Google mi ha mandato ‘sta gente qua con dei dubbi… proverò a fugarli (i dubbi, ma anche la gente).

come fare l'amore quando si mangiato tanto (meglio stare sotto)
cose che si mangiano con la e (in effetti, mi viene in mente solo l’erbazzone)
differenza riga capelli a destra (poca, se hai la faccia simmetrica)
gli orsi mangiano prevalentemente ferro (attacchiamogli le calamitine!)
il figlio della pecora chi è? (l’abbacchio che te sei magnato domenica scorsa)
innaffiare piante balcone conseguenze (inquilino piano di sotto incazzato)
mi sveglio con gli occhi gonfi, sono incinta? (no, solo allergica, ma con tanti sensi di colpa)
ottica perchè se guardo l'acqua da sotto non vedo sopra (se sei in vasca da bagno prova a spostare la schiuma)
piove sempre sul bagnato e non solo in senso alto (si dice lato, scemo.)
toccai il culo a mia cugina (non c’è cosa più divina…)
toccai il culo a mia madre (l’avevi presa per tua cugina?)
a cosa serve le calze di nylon con il buco sotto le gambe?
(aerazione?)

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varia umanitĂ 

venerdì, 21 marzo 2008
chi li ha visti?

A casa siamo in pieno delirio "Carica dei 101". La richiesta ufficiale è un dito puntato verso il lettore dvd al grido di "BAU!".
Coerente: la richiesta per gli Aristogatti del mese scorso era "MAU!".
Manco a dirlo si tratta del film Disney a disegni animati, quello vero, mica quel surrogato con gli attori in carne ed ossa con il D. House che fa Gaspare (orrrrore!).
Ma vi ricordate quando è uscito il film? Centinaia di famiglie italiane avevano adottato un cagnolino bianco con le macchie nere.
Era il 1997 o giù di lì, quanto vive in media un dalmata? Possibile che siano già schiattati tutti? Dove sono finiti? Chi li ha visti?

bau

 

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angolo del naturalista

domenica, 09 marzo 2008
pc addicted

Il mouse ergonomico è stata una grande invenzione.

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la cicci

venerdì, 08 febbraio 2008
bergomi style

C’è una cosa che dovrei fare, ma puntualmente dimentico di occuparmene. In realtà servirebbero cinque minuti di calma vera, dopo che tutte le esigenze primarie, secondarie e superflue di chi mi sta accanto saranno state assecondate.
Fatto sta che appena arrivata in ufficio, che ormai per me venire a lavorare equivale a riposarmi, riprendo coscienza di avere anche un aspetto fisico, una bocca, un naso, degli occhi, uno spazio tra gli occhi… E mi rendo conto che no, nemmeno ieri sera ci sono riuscita.
Che devo fare? Prendermi un giorno di ferie, per depilarmi ‘ste sopracciglia?

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giovedì, 07 febbraio 2008
lessico famigliare

Qui si chiacchiera. Gli ultimi quindici giorni sono stati dedicati all’ampliamento del vocabolario, nessuna frase compiuta, parole slegate. Per la felicità di mamma che già si vedeva con una figlia di vent'anni dalla comunicazione verbale inesistente. Ah, per dire acqua. Aah, per dire accendi la televisione. AAAAHHHH per dire voglio il ciuccio.
Questi i grandi progressi:
tutu – ciuccio
bannanna – banana
bannanna – pera
bannanna – mandarino
bannanna – mela
foio – fiore
sollo – sole
pinomi – pinoli
paia – palla

acca – acqua 

falla – farfalla 
caio – cavallo 
pio – cappello 
catti – calze 
cacchi – scarpe

Oltre a gatto, pappa, nanna, cacca, pipì, mamma, papà, nonno e un abbozzo informe del suo nome.
Dicono che alcuni bimbi sviluppano prima le abilità motorie e altri quelle verbali. Mia figlia ha meno di venti mesi, balla sui tavoli dopo che ci è salita da sola, si può considerare uno sviluppo preferenziale delle abilità motorie?

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la cicci, maternitĂ  for dummies

giovedì, 24 gennaio 2008
knitting fever

Knit knit knit… fanno i ferri, il filo si srotola dal gomitolo e l’aspirante penelope produce i suoi progetti di maglia.
La lingua inglese, un po’ più snella della nostra, offre a noi magliste una bella parola onomatopeica per definire il nostro hobby: to knit.
Che poi dai, anche maglista mi sta parecchio sui maroni come definizione. Ci sarebbe l’opzione magliaia, ma mi ricorda troppo una catena di montaggio, per cui manco questa mi piace.
È inutile, la definizione inglese knitter è perfetta, una sola, corta e onomatopeica. Meglio di così!
In italiano suonerebbe all’incirca lavoratrice a maglia, che già a sentirlo puzza di naftalina, per non dire muffa.
Ma naturalmente per toglierci di dosso quell’odore di stantio non dobbiamo starcene rintanate in casa a knittare sui nostri divani, troppo comodo! Dobbiamo andare nei knit cafè, ormai ce ne sono tanti anche in Italia, a parlare di letteratura, politica, sesso, arte e tante altre belle cose moderne, mentre sferruzziamo come forsennate, per non farci dire dietro che facciamo la calza come le nonne. Eh no! Non ci stiamo! Siamo donne moderne e informate, tzk.
Se poi digitiamo la parola knit o knitting su gugol ecco che si apre un universo nuovo, centinaia di knitters nel mondo aprono blog e producono chilometri quadrati di maglioni, coperte, cappelli, calze e mille altre cose fantastiche a velocità supersoniche e scambiandosi tecniche e modelli.
Per non parlare dei libri di maglia in lingua inglese, con modelli e tecniche di alta ingegneria magliesca, come quelli della geniale Elisabeth Zimmermann, che Dio l’abbia in gloria.
Ma la vera novità, per quanto mi riguarda, è la scoperta dell’homo sapiens sapiens knittens. Ebbene sì, cari maschietti, lavorare a maglia non è più esclusivo appannaggio delle femminucce, i ferri sono stati sdoganati e anche voi potete usarli. E anche con notevole profitto, come testimonia questo incredibile ragazzo
Poco macho mi dite? Guardate qui!

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faccio cose vedo gente, i miei hobbit

mercoledì, 09 gennaio 2008
la bisbetica indomita

Quando si aspetta il primo figlio si fanno tanti sogni sul futuro. Si vanno a cercare nella genetica familiare le rassicurazioni su quello che sarà il temperamento del nascituro: io ero buonissima, suo padre altrettanto, non può che avere il nostro stesso carattere. Poi siamo dei dormiglioni, non litighiamo mai, l’aggressività non sappiamo nemmeno cosa sia, non può che nascere una santa bambina.
Poi senza bisogno di darci un pizzicotto ci risvegliamo dal sogno, e ci accorgiamo, sei ore dopo aver partorito (con grande dolore!), di aver generato un diavoletto della Tasmania urlante e niente affatto dormiente, e l’abbiamo infilato in una tutina rosa.
Passano i mesi giustificando di volta in volta lo strazio dei timpani ora con le coliche, ora con i denti, ora con l’ansia da separazione, ora con l’inserimento al nido, ora salamadonna con che altro.
Comincia a prendere forma un pensiero, timido, in attesa costante di desideratissime smentite…: non sarà mica il carattere finale, questo, vero?
Scaccio quel pensiero quando mi ritrovo due pupille di velluto scuro puntate in faccia, con il sorriso più morbido e ruffiano che si possa desiderare… ma la magia dura poco, giusto il tempo di perdermi nel velluto, che la manina paffuta ha già afferrato l’angolo della tovaglia apparecchiata, e con un gesto da torero… olè!

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la cicci, maternitĂ  for dummies, angolo del naturalista

martedì, 08 gennaio 2008
quasi meglio

Prima dell’inizio delle vacanze natalizie, la ragazza con cui condividevo la pausa pranzo è rimasta a casa in maternità.
Non che facessimo pranzi luculliani, tramezzini e mandarini in genere, ma mi sembrava che passare insieme quella mezz’ora a chiacchierare fosse un buon modo per non deprimersi. Temevo che al mio rientro la pausa pranzo mi sarebbe sembrata interminabile, in solitudine.
In realtà ho notato che sto da dio, ed è bastato ripensare a come si svolgevano gli eventi in quel seppur breve intervallo…
13.29 - lei si affacciava alla porta: “facciamo pappa?”
13.35 – fine lauto pasto.
13.36 – telefonata del marito cipollo-cicci-fragolo, seguita dal mio abbandono della stanza per lasciar loro un po’ di privacy: vado a scaricare la posta
13.57 – fine telefonata coincidente con fine pausa pranzo, vocina: scusa vale

Ieri e oggi cos’è cambiato? Che non mi sono dovuta spostare da una stanza all’altra alle 13.36. Posso sopportare la desolazione.

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cattivitĂ